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Davvero convenienti? Conti deposito

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Davvero convenienti? Conti deposito

Le banche hanno bisogno di raccogliere soldi da «vendere».
Una cosa che hanno capito tutti visto che sono anni che aumentano il capitale. 
Solo che i soldi, dall’autunno 2008 in poi, sono diventati merce più rara. Specialmente nell’area euro, ma in generale nel mondo globalizzato dove tutti competono per assicurarseli.

Per questo le banche italiane stanno lanciando piani per attirare i risparmiatori.

La parte del leone la fanno i conti di deposito e le obbligazioni bancarie, ma presto torneranno di moda anche i certificati di deposito.

Ma convengono sul serio questi conti che garantiscono (se vincolati) rendimenti superiori al 4% lordo annuale?

I risparmiatori se lo chiedono, tormentati da notizie non certo rassicuranti sulla salute del sistema finanziario.

I soldi sui conti correnti sono sicuri o c’è il rischio, se la crisi si dovesse aggravare, di perderli?

I conti correnti bancari, gli assegni circolari e i certificati di deposito nominativi sono protetti, nelle banche italiane, fino a 103.291,38 euro a depositario.

Vuol dire per ogni cliente e, se si hanno conti su più banche, su ogni banca.

Più conti nella stessa banca sono tutelati solo fino a 103.000 euro.

Per i conti cointestati la garanzia vale per ciascun cointestatario. Esempio: se moglie e marito, fratello e sorella, madre e figlia, hanno un conto in comune la garanzia raddoppia. Poi c’è da capire cosa s’intende per «rendimento lordo».

Per la riforma della tassazione delle rendite finanziarie che entra in vigore nel gennaio 2012, l’aliquota sui conti scende dal 27 al 20%.

Quindi il 4% lordo diventa, per esempio, il 3,2% netto.

Cioè il conto di deposito viene equiparato a qualsiasi altro strumento finanziario con l’eccezione di titoli di Stato, buoni postali e investimenti equiparati. In più un conto di deposito non paga neppure il nuovo bollo sul deposito titoli.

Quindi conviene investire nei conti deposito?

Un sì può arrivare a condizione che l’inflazione reale resti sotto controllo. Cosa difficile con l’attuale scenario finanziario.

In ogni caso, un conto di deposito resta uno strumento per la gestione della liquidità in eccesso e non un investimento.

Non dimenticatelo.

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