Trading politico: speculatico e pericoloso

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Trading politico: speculatico e pericoloso

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Trading politico: speculatico e pericoloso

Una delle tentazioni più pericolose per il risparmiatore è il trading politico.
Di che si tratta è presto detto: mettete la fibrillazione al Senato sul governo Letta.

Il voto di fiducia rappresentava una condizione sicura di incertezza, il classico ambiente naturale della scommessa, il contrario dell’investimento intelligente. E le partite potevano essere parecchie.

La prima: se Berlusconi vince (o perde) quanto vanno su (o giù) le sue aziende quotate in Borsa?

La seconda: se Letta tiene o invece arriva la crisi di governo, cosa succede allo spread e all’euro?

La terza: i titoli bancari quanto possono perdere per via della rinnovata incertezza del quadro politico così importante per gli istituti di credito?

La quarta: che succede ai titoli di Stato se si finisce alle elezioni anticipate un’altra volta?

Potrei continuare ancora perché nello scenario globale della finanza, l’Italia è oggi in grado di mutare il corso perfino della moneta malese o indonesiana, cosa successa sul serio di recente.

Oltretutto immagino che la questione sia già chiara: il trading politico, come qualsiasi tipo di trading a brevissimo termine, non è roba per investitori intelligenti. Anche se oggi internet rende queste operazioni alla portata di tutti con un touch sullo smartphone, la realtà non cambia per nulla.

Il trading politico va chiamato con il suo rispettabile, ma molto rischioso nome: speculazione pericolosa. Ed evitato accuratamente.

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